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© Bushin Gruppo Foglierosse - Momiji Ha Bu Jutsu Forlì 2015-18
Gruppo Foglierosse
BUSHIN, BuJutsu Forlì, arti marziali, difesa personale, Francesco Mascaro

Momiji Ha Bujutsu Forlì...Nella tradizione giapponese questa idea di rettitudine viene concretizzata nel cosiddetto Bu Shin.

Questo termine è stato per anni tradotto in occidente con "Spirito Guerriero", alludendo però erroneamente alla "potenza volitiva in combattimento" come modo per dominare gli altri e/o ottenere potere personale, in antitesi con l'immagine del Sensei di cui sopra che, come vedremo, è quella tradizionalmente vera.

Infatti, se andiamo ad analizzare i kanji di Bu Shin, vediamo che la prima sillaba, (Bu 武), è formata dai due ideogrammi Hoko (戈) che significa alabarda, lancia, e Tomeru (止) che sta per fermare, cessare, arrestare; il significato di Bu è correttamente tradotto quindi in "lasciare le lance" o "fermare le alabarde", quindi cessare le ostilità.

La seconda sillaba (Shin 心) indica lo spirito/la mente.

Pertanto la parola Bu Shin (武心) è da intendere come un modo di vivere in cui si cerca la pace, la non belligeranza, rifuggendo inutili scontri e l'abilità di combattimento deve essere orientata al mantenimento della pace.

Tradizionalmente nelle scuole giapponesi, si indica che per acquisire il Bu Shin occorre praticare il Bu Jutsu ed il Seishin, ovvero le Arti di Difesa e la coltivazione del proprio spirito.

Con la pratica rigorosa della tecnica (Bu Jutsu 武術), orientata prettamente a quella che oggi definiamo "Difesa Personale", si acquisisce fiducia in sè stessi e nelle proprie possibilità, si eleva il proprio livello di attenzione, si prende coscienza dei propri limiti e punti di forza, si migliora il carattere, l'intelligenza cinestetica, l'agilità, la forma fisica, la salute e soprattutto la propria abilità di difendersi, che contribuisce a liberarci della paura del contatto col prossimo.

Il Seishin (精神) è invece la coltivazione del proprio spirito e della propria mente in una ottica di verità e di correttezza, ma ad un livello superiore alla mera coltivazione di una etica e di una morale che rendano possibile la convivenza pacifica in una comunità di individui; il Seishin sconfina naturalmente nella religione dove l'uomo, da sempre ed in tutte le culture, cerca le risposte alle domande più urgenti della propria esistenza, infatti il kanji Shin (神) sta anche a significare divino, o Dio.

In molte scuole/federazioni che propongono il Bu Jutsu ed il Seishin, in diverse forme e con diversi nomi ma con sistemi simili tra loro nella sostanza, la pratica delle tecniche è mischiata fin dal saluto iniziale con pratiche Buddiste e Shintoiste, mentre a livelli superiori si praticano forme religiose impastate di esoterismo fino ad arrivare, in taluni casi a rituali che, per finalità e metodologia, hanno le stesse caratteristiche di ciò che noi chiamiamo in occidente Magia Nera.

Citiamo un esempio per tutti per evidenziare il livello di compenetrazione religiosa in queste scuole/federazioni: in molti Dojo non manca mai la Kamidana (altare Shintoista) , al quale gli allievi ad inizio e fine lezione si in rivolgono preghiera formale chiedendo ai Kami, figure tipiche di quella religione, di assisterli nelle necessità prossime venture (la formula dello "Shikin...").

Questa è una pratica che sicuramente non attiene al Bu Jutsu, che è mera tecnica, ma che è giustificata dal Seishin praticato in quelle scuole/federazioni e che conduce ad una ritualistica Buddista/Shintoista/Animista.

Noi siamo Occidentali e le radici Cristiane della nostra civiltà e del nostro comune sentire sono innegabili pertanto, nel gruppo Foglie Rosse, si sono sostituiti tutti i riferimenti e le pratiche che afferiscono alle religioni Asiatiche con i quelli della nostra Religione, Cattolica Cristiana.

Il contenuto tecnico del Bu Jutsu nel gruppo Foglie Rosse è di alta competenza e qualità, mentre la formazione del Seishin è in linea con quanto noi sappiamo essere giusto e con chi sappiamo essere Vero.

Ogni studente è liberissimo di  praticare il solo Bu Jutsu e non approfondire il Seishin, ma si è tenuti comunque al rispetto di chi si dedica al percorso completo, nonchè di rispettare i saluti di inizio e fine lezione, così come si sarebbe accettato di recitare un rituale pieno di formule giapponesi per mero e vuoto "tradizionalismo".


…‘è in epoca pre-medievale che possiamo meglio comprendere la differenza tra Bushi e Samurai: il primo realisticamente e coscienziosamente dedito a forme di autodifesa fisica e morale più che a quelle, a volte, di mera prevaricazione dell'avversario nel Giappone tardo-antico.’

L’impegno, la fatica, la perseveranza ascetica nella pratica marziale
sono naturali premesse atte ad iniziare il praticante nel suo percorso
verso l’autodifesa nei confronti del vuoto morale e spirituale nemico
principale dell’uomo moderno.