Gruppo Foglierosse

‘Questo scritto riporta brevemente ed in maniera poco descrittiva, in verità, alcune fasi della vita di Takamatsu Sensei. Egli stesso sembra molto refrattario a spiegazioni che esulano dal suo quotidiano aspetto dell’allenamento od i punti salienti della propria esistenza. Ma forse sta proprio in ciò quell’indubbio fascino da cui è accompagnato. E’ il personaggio del ninja reale, del combattente che, come afferma lui stesso, ha sempre lavorato e collaborato col governo (giapponese) al meglio delle sue possibilità, anche in occasioni di cui si è molto discusso come il suo vero ruolo all’interno della scuola di lingue George Bundow a Kobe, seppure molto giovane, o quella a Shangai, in territorio cinese, o come gli stessi frequenti ed improvvisi viaggi in Cina, oggi lo chiamerebbero ‘agente sotto copertura’. Neppure i vicini di casa potevano, verso la fine della sua vita, immaginare chi lui fosse realmente, quasi fosse sempre stato fedele a due consigli che Toda Sensei gli diede:

- ‘Anche quando sei davanti ad una sconfitta, mantieni il sorriso.’

- ’Non parlare mai delle tue abilità, perchè potrebbero svanire.’

Takamatsu riporta ad una dimensione terrena l’aspetto vacuo dell’arte marziale che ha praticato tutta la vita, anche se vuole far credere al lettore di essere un uomo come tanti, gracile in gioventù, che addirittura è stato riformato per un problema ai timpani dovuto ad un happa shyaku durante un combattimento con Kanzaki Sensei, ma in realtà riconosciuto come ‘the deadliest man of his time’, solo estremamente concentrato in quello che è la caratteristica del proprio vivere: la Perseveranza di intenti. Takamatsu Sensei è un uomo del suo tempo immerso in un mondo a noi estraneo, anche se in realtà non così lontano, e sopratutto in quest’ottica va considerato e studiato in varie forme, anche non solo riferite al bujutsu giapponese. Egli infatti ha sempre colto ogni occasione per migliorare le proprie conoscenze marziali, sia durante i viaggi in Cina o, ad esempio, presso il maestro Kim Kei-mei in Corea, dove apprese svariate arti cinesi e coreane, che pure poi insegnò a sua volta.

Solo un ultimo punto val la pena di far notare, ed è il senso realistico che egli dà alla caducità del genere umano. Privando io a priori l’importanza di tesi esoteristiche, rilevo come Takamatsu Sensei faccia notare semplicemente come nulla si possa contro il destino, se non credere in sè stessi e nel proprio ottimismo, oltre che nei provati ancestrali rimedi che ci sono donati dalla Natura (quì esercita la sua influenza l’incontro purificatore con il Divino, ‘conditio sine qua non’) di cui facciamo parte e da cui dobbiamo solo imparare, affinando le nostre percezioni sensoriali.

(Francesco S., Aprile 2006)



Quest'anno, il 41esimo dell'era Showa (1965), compirò 68 anni. Fino a due o tre anni fa non avevo idea di quale fosse la mia età semplicemente perchè non volevo saperlo, comunque so di essere nato nel 23esimo anno dell'era Showa (1889)

(Le date sono errate, forse volutamente, ma poco importa in quanto ho voluto mantenere la traduzione letterale e conforme all’originale. Inoltre bisogna tenere conto che questo brano è stato inizialmente tradotto dal giapponese, da quì quindi derivano le inesattezze od alcune espressioni ‘naive’, non necessariamente imputabili allo scritto originale, probabilmente più corretto nella forma e nei significati. A volte, da apparenti forzature sintattiche, traspare l’aspetto del ninja reale. Ndt).

Sono perplesso dall'aspetto del mio volto che sembra duro, ed il motivo di ciò sta nel non essermi mai guardato allo specchio per circa trent'anni. Anche con questo aspetto poco curato sono ciò che la maggior parte della gente considera un uomo energico. Se normalmente le persone compiono una distanza di quattro miglia con una passeggiata di un'ora, io riesco a farlo in circa mezz'ora. Mi piace camminare e normalmente lo faccio assieme ai miei cani. Lo facciamo ogni giorno.


Non sono generalmente attento agli orari durante la giornata, ma nonostante ciò puntualmente vado a letto alle 9.00 assieme al mio gatto, a cui ho dato il nome Jiro. Mi alzo alle 6.30 del mattino e subito mi lavo frizionandomi con acqua fredda. E' una cosa che non ho mai mancato di fare negli ultimi quarant'anni ed è per questo che non mi sono mai ammalato, anche se non voglio dire che i bagni freddi da soli impediscano ciò (i bagni in acqua fredda, conosciuti anche come ‘misogi harai’, sono una pratica giapponese, per’altro conosciuta sia nella nostra antichità che in tempi recenti, usata sia come esercizio ascetico sia come cura corporea per tutti quei mali di origine artritica od anche dermatologica, con il miglioramento dei processi antiossidanti od il rilascio delle endorfine, oltre al miglioramento dell’ossigenazione sanguigna. Takamatsu Sama soffriva enormemente di problemi di artrosi per i suoi estremi allenamenti di gioventù. Ntd).


Mi piace molto dipingere e continuo a farlo tuttora per diletto. Non sono molto esperto ma mi piace, per me è uno svago.


Nessuno possiede la conoscenza  degli eventi futuri, ciò significa che noi non possiamo sapere quando cesserà la nostra vita. A causa dell'impetuosità della giovinezza ho compiuto tanti errori durante la mia vita fino all'età di quarant'anni. Ho imparato dai miei errori, ed ora faccio bagni freddi e vado a passeggio coi miei cani ogni mattina. Poi dedico un pò di tempo a a scrivere e dipingere, elementi che fanno parte del nostro equilibrio (esercizio, riposo, studio, piacere).


Coloro che non sono giusti dentro di sè compiranno sempre cose disoneste, perciò anche il ninja malintenzionato dev'essere allontanato (nessuno è esente da difetti, o meglio in ognuno di noi, secondo la filosofia shinto-nipponica sono presenti i quattro aspetti dell’anima che possono prevalere l’uno sull’altro. La pratica marziale insegna il giusto metodo di equilibrio. Ndt).  E ciò è da applicare ad ogni sistema marziale, non solo al Ninjutsu.


Il mio insegnante di Koto Ryu Koppojutsu e Togakure Ryu Ninjutsu fu Toda Shinryuken Masamitsu Sensei. Toda Sensei iniziò ad insegnarmi le prime forme di Koppojutsu quando avevo nove anni. Quando ero giovane affrontavo un pò troppi combattimenti, perciò devo dire che ciò ebbe inizio per mia stessa protezione. All'età di quindici anni ebbi uno scontro con due esperti di Musashi Ryu e mi ruppi un timpano, cosa che poi mi impedì di potermi arruolare nell'esercito giovanile.


Quando avevo diciassette anni la mia famiglia possedeva una fabbrica di fiammiferi e durante questo periodo feci la conoscenza di un uomo anziano di nome Ishitani che vi lavorava ed era solito camminare usando un bokken come bastone da passeggio. Era un famoso artista marziale, ma come tutti gli altri artisti marziali di quel periodo non poteva guadagnarsi da vivere per le sue abilità. Così la mia famiglia lo assunse come guardiano. Assieme ad un altro creammo un dojo alla fabbrica e Ishitani Sensei iniziò ad insegnarci tecniche di Kuki Happo Biken no Jutsu ed altre cose includendo una varietà di armi come spade, bo, shuriken, ecc.. Ma sopratutto mi iniziò all'arte del Ninjutsu. Era già molto anziano e dopo due anni purtroppo mi lasciò per sempre, andandosene tra le mie braccia.


Iniziai ad esercitarmi nel Karate Koppojutsu e ciò fu molto difficoltoso. Dapprima devi allenare la punta delle dita usando sabbia. Poi usi piccoli ciotoli e quindi una pietra, le unghie e le dita cominceranno a sanguinare e sarà davvero doloroso e difficile resistere. Sviluppai dita davvero forti da questa pratica, ma penso che questa sorta di allenamento sia inutile al giorno d'oggi e che un pò di makiwara sia sufficiente. Dico ciò perchè è veramente facile danneggiare le giunture e causare problemi in seguito (parole sante! Ndt.).


Io iniziai la pratica del Ninjutsu all'età di tredici anni. Iniziai usando una tavola di legno spessa tre pollici e lunga quattro metri. Dapprima tenendola sollevata a 45° e aumentando di volta in volta a 60°, poi a 70° fino a che potevo correrci sopra a 90°.


Ninjutsu non significa solo arte dell'Invisibilità. La vasta gamma di tecniche usa nomi derivati da un passato lontano. Le origini vanno indietro fino alla storia delle divinità. L'esatta formazione è molto difficile, e certo io non ero ancora nato.


La famiglia Kuki mantenne un registro di questo periodo storico sotto il nome di Kukishin Ryu Happo Biken Jutsu e loro è uno dei metodi di insegnamento più avanzato del sistema Yagyu Ryu (Dopo il 1945 Takamatsu Sensei riportò su pergamena gli antichi concetti tecnici, essendo parte di quelle originali andate distrutte dai bombardamenti americani, senza di lui è probabile non ne avremmo conoscenza). Anche nell'Iga Ryu è possibile trovare L'Happo biken Jutsu. Esso è l'essenza del Ninjutsu.


L'Happo Biken Jutsu è composto da:


1. Taijutsu - Hichojutsu - Nawa Nage

2. Karatejutsu - Koppojutsu - Jutaijutsu

3. Sojutsu - Naginata jutsu

4. Bojutsu - Jojutsu - Hanbojutsu

5. Senban Nagejutsu - Ken Nagejutsu

6. Kajutsu - Suijutsu (l’uso degli elementi e/o la pratica in essi)

7. Chikujo Gunryaku Heiho (l’uso delle strategie)

8. Onshinjutsu (l’uso dell’invisibilità e del travestimento)


Biken è la designazione per il gruppo comprendente il kenjutsu, Kodachijutsu e Juttejutsu. Il Juttejutsu è la più rinomata delle tecniche di spada. L'uso offensivo e difensivo di Tessen e Jutte (detto anche Jitte - ‘dieci mani’) si trovano in questa categoria.


Inoltre il Toako no Jutsu permette di sopravvalere su di un avversario ad una certa distanza (antica forma di Kiai-Jutsu).


Ci sono pergamene e libri con spiegazioni circa questa abilità ma sono di difficile comprensione. Sono tre i kiai usati, e cioè:


A - che produce un effetto di rottura del Ki avversario

Ka -che produce lo stesso effetto nella sua particolare tecnica

Ei - che interrompe il movimento corporeo


(Le ‘esteriorizzazioni’ del Kiai Jutsu sono molto utilizzate nel Budo giapponese, non come superficiale quanto inutile enfatizzazione della tecnica di combattimento e della sua maggior riuscita, ma sopratutto in allenamento come forme di auto-determinazione. Solo in parte ed in precise occasioni esse possono essere ritenute di efficacia in un contesto di combattimento reale. Ndt).


Comunque sia la cosa più importante è mantenere l'essenza di un cuore puro.


Nelle arti marziali non bisogna concentrarsi solamente sull'aspetto relativo alla vittoria nel combattimento. Tuttavia non impegnarsi responsabilmente nel combattere non è arte marziale - è semplicemente violenza ed un tale individuo non possiede un cuore onesto ed è anti umanitario. Oggigiorno esiste lo sport del Judo il quale enfatizza il piacere del combattimento e dell'aumento della forza fisica. Costoro mirano solamente al vincere e per questo motivo sono soliti usare movimenti dove il corpo si piega all'altezza della vita piuttosto che mantenerlo diritto.


Quando penso a questo sport del Judo per come è stato creato dalle vere arti marziali provo un senso di vergogna e di brividi (!).


Un vero artista marziale vince usando movimenti naturali di tecniche di grande qualità e muovendosi mantenendo sempre in mente questo concetto ciò avverrà sicuramente. Nelle arti marziali tre sono i punti:


1. Potenza corporea

2. Apprendimento delle tecniche

3. Potenza spirituale

Con ciò si può realmente vincere.


Dopo che terminai di aiutare mio padre nella sua attività frequentai una scuola inglese denominata ‘George Bundow School’. Frequentai inoltre una scuola di cultura cinese. Dopo di che mi allenai con Ishitani Sensei nell'atre della Hontai Takagi Yoshin Ryu, ed altre. Sette generazioni prima la sua famiglia era stata nel consiglio dell'esercito del famoso ninja Hattori Hanzo.


Dopo un certo periodo di pratica decisi di volerne sapere di più sia su me stesso che sul Ninjutsu, così mi stabilii presso una montagna conosciuta come Maya San (le montagne giapponesi vengono appellate col suffisso ‘san’, come in realtà lo stesso monte Fuji, cioè Fuji San. NdT.) nella prefettura di Kobe. Su questa montagna vissi presso una cascata chiamata Kamenotaki per circa un anno.


Abitavo in un cottage della grandezza di due tatami e mi nutrivo di fagioli senza alcun riso bollito. I miei compagni di allenamento erano le rocce attorno alla casetta. A volte mi esercitavo a colpirle con le dita. Altre mi ci arrampicavo sopra, esercitando il mio Kiai, saltando poi giù da esse.


Durante questo periodo sviluppai un particolare senso: ad esempio potevo stare in cima alla montagna e capire quante persone la stavano risalendo, potevo dire se esse fossero uomini o donne, o altro. Divenni noto come il Sennin o Tengu della Montagna (l’affinamento tecnico e delle percezioni sensoriali raggiunge in questo periodo nel Sensei i massimi livelli. Ndt).


Mi recai in Cina durante il periodo Chin e viaggiai attraverso le zone settentrionali e la Mongolia, questo per un periodo di circa dieci anni. Durante questo tempo incontrai un maestro di Kung Fu Shaolin (o Shaolin Kempo) di nome Cho-Shiro, combattemmo e lo battei. Ma divenimmo molto amici, come fratelli. In seguito a ciò fui presentato al presidente della Associazione delle Arti Marziali Cino-Giapponesi.


Le mie memorie di questo periodo sono un pò confuse (!) specialmente riguardo a tempi e date ma posso ricordare di avere una volta decapitato qualcuno. In un occasione affrontai e combattei un gruppo di banditi montanari, membri di una divisione locale dell'esercito. Usai il Ninjutsu molte volte ed fui anche arrestato con l'accusa di omicidio ma provai la mia innocenza (autodifendendomi e convincendo I miei accusatori).

(da aneddoti più dettagliati, riferiti da Hatsumi Sensei, traspare che spesso Takamatsu, pur essendo l’aggredito,  lasciava negli inquirenti perplessità, trovandosi solitamente in situazioni di scontro fisico di uno contro molti e risultandone vincitore. Ndt).

Mi sovviene quella volta in cui stavo camminando attraverso una zona chiamata Santo Sho, era buio pesto ed improvvisamente sentii qualcosa avvicinarsi dietro di me. Mi girai e vidi un enorme cane corrermi incontro. Prima che potessi muovermi mi era balzato addosso e la sua testa si trovò vicina al mio orecchio sinistro. Ringhiava minacciosamente ma io non mossi un muscolo perchè sapevo che se l'avessi fatto mi avrebbe morso. Dopo un attimo cessò, forse perchè esso capì che questo essere umano non aveva in quel momento intenzioni aggressive contro di lui.  In un istante lo colpii proprio tra gli occhi col mio pugno destro usando la mia tecnica di Koppo. Guaì per un secondo e poi cadde a terra senza più muoversi (perfetta descrizione di tattica tecnico-psicologica della minimizzazione del movimento, ed esplosività del colpo, che Takamatsu Sensei aveva elaborato sopratutto durante i periodi di studio delle arti cinesi. Ndt).


Questa esperienza può essere applicata anche ad un attaccante umano. Sempre essere pronti quando chi ti attacca distoglie lo sguardo, quindi contrattaccare, senza avvisare o dare una seconda opportunità. Questo è il modo in cui gestisco questo tipo di situazioni.


Aspetto che l'avversario mi attacchi, quindi aspetto solamente che abbassi la guardia o si rilassi. Questo è un punto importante.


Il Sakki o l'intenzione di uccidere è avvertito attraverso un sistema paragonabile ad un radar, e chi non è in grado come di ricevere queste emissioni non sarà capace di ottenere un alto stato qualitativo come artista marziale. Questo è ciò che posso garantire attraverso le mie esperienze, davvero tante volte ho superato quella linea che separa la vita dalla morte. La vostra abilità determina quella linea (questa enfatizzazione delle proprie percezioni sensoriali è data solo a condizione di una grande capacità di mantenere una estrema calma interiore, qualità superiore a cui deve mirare un artista marziale compiuto).


Combattei una volta con un uomo veramente esperto in molte tecniche, dopo averlo battuto ci sedemmo e iniziammo a discorrere. Davvero conosceva molte tecniche e controtecniche ad esse e devo dire che solo gli stessi nomi di esse sono difficilmente ricordabili. Sicuramente egli aveva una enorme conoscenza a riguardo ma questa conoscenza era sprecata nella maniera in cui era usata. (E’ importante distinguere l’importanza tra la conoscenza ‘scolastica’ di un intero programma e l’interiorizzazione di esso. Il proprio tai jutsu, o movimento corporeo, raggiunge il suo apice quando ogni tecnica, passo, colpo o leva non è  più distinta nello specifico o divisa da un’altra, e nemmeno pensata a priori).


E' un punto importante ricordare che quando parliamo di tecniche non possiamo parlare di un movimento preciso del corpo in una esatta direzione. C'è una frase nel libro cinese di strategia 'Utsu Ryu Shi' che spiega quanto il soldato vittorioso sia come l'acqua. Questo è perchè l'acqua è allo stesso tempo leggera o può avere una forte spinta, tanto da abbattere una collina, e può espandersi in qualsiasi direzione. In apparenza sembra che ciò che sia morbido non possa vincere. Eppure può essere più forte. Ciò è come quelle tecniche individuali, che forti in apparenza necessitano di grande flessibilità nella loro struttura. (Non a caso ,anche se forse scontato, mi sovviene l’aforisma di Bruce Lee: ‘Empty your mind, be formless. Shapeless, like water…’. Ntd).


Se conosci il nome di un uccello questo non può comunque di per sè raccontarti niente su di esso, e la realtà può essere spesso ben diversa dall’apparenza.


La Kito Ryu del primo periodo Edo era diretta da Fuku no Shichiro Uemon Masakatsu (Yusen) e Ibaragi Mata Zaimon Sensei (Toshifusa Sozen). Assieme essi fondarono la Ryoi Shinto Ryu. All'inizio era Kito Ryu, poi più tardi Ibaragi Sensei ne cambiò il nome in Ryoi Shinto Ryu. Dal maestro della quarta generazione Takino ne uscì uno studente molto importante di nome Kuki Nagato. Questa scuola divenne perciò infine conosciuta come Kuki Shin Ryu.


Quando ritornai a casa dalla Cina mio padre aveva sposato la sua decima moglie e così me ne ritornai indietro dove però mi ammalai profondamente, dovetti così ritornare di nuovo in Giappone dove mi stabilii sul Maya San. Durante questo periodo mi esercitai sia nel Daken che nel Ninjutsu usando le mie teorie. Una anziana persona (uno yamabushi), di cui non conosco il nome e neppure chi fosse in realtà, mi insegnò molte cose. Egli fece il segno to-in assieme ad un kiai e poi mi disse che nel giro di due o tre giorni il verme solitario se ne sarebbe andato (il problema da cui era afflitto il Soke in quel periodo Si dice che questo monaco, in realtà di nome Tamaoki, dopo aver eseguito il kuji kiri ‘To-in’ lo colpì in maniera decisa all’addome con la punta delle dita. NdT). Ebbene, entro dieci giorni mi fece camminare di nuovo. Mi istruì su molte cose riguardanti me stesso e la natura. Dopo un anno iniziai a pensare alle mie vicissitudini e capii che non potevo fare a meno di guadagnare qualcosa per sopravvivere e perciò di nuovo decisi di tornare in Cina.


In Cina mi guadagnai da vivere insegnando alla scuola inglese, avevo oltre 100 studenti di arti marziali, e durante questo periodo  insegnai a molte persone l'arte del combattimento, ma insegnai loro anche l'arte della pace. Ebbi molti incontri con artisti marziali rinomati ma non ne persi nemmeno uno, anche se alcuni furono dichiarati conclusi in parità. Infine lasciai la Cina avendo guadagnato molto.


Più tardi divenni monaco ma devo dire non tutte le religioni sono un bene, in quanto anche le persone in esse coinvolte cadono nella corruzione e con esse le religioni stesse.


A volte quando un crimine era commesso nella mia regione la polizia mi chiedeva aiuto per risolvere il mistero ed io fui sempre capace di risolverlo senza mai fallire.


Grazie alle mie conoscenze ed esperienze pratiche ho lavorato spesso per il governo. Ciò è avvenuto solo per il bene del mio paese od il nostro popolo. A volte erano incarichi difficili e pericolosi.


Nel periodo del cambiamento, mi fu chiesta collaborazione per costituire l'associazione Minoku Seinen Botoku-kai (l'attuale Budokan). Vi erano molti maestri nell'organizzazione, la maggior parte provenienti da vecchie scuole marziali. Ne fui eletto presidente col riconoscimento ufficiale di maestro di Jutaijutsu e Bojutsu. Ho inoltre dato aiuto tecnico alla produzione di film ed in teatro.


Ci sono molti che tentano di copiare le nostre conoscenza tecniche e lo fanno molto male. Ci sono scuole di bastone corto (Jojutsu) che non capiscono quello che invece vorrei spiegarvi. Proprio come solo un ninja può mascherarsi lo stesso avviene per l'arte del bastone. Il Jo dal momento che è solo adatto ai viaggiatori sulle strade, assume un significato di auto-difesa. Non è mai stato usato come strumento in battaglia (come invece lo fu il Rokushaku bo , molto utilizzato nella tradizione del Bu Jutsu giapponese, e di cui lo stesso Ueshiba Sensei fu cultore e Maestro ancor prima dell’utilizzo del jo nell’Aikido, in cui questo assume infatti un significato difensivo - NdT). Viene così camuffato da strumento di aiuto per camminare ma in realtà serve per difendersi. Tuttavia il Jo-Do non è allo stesso modo per auto-difesa ma solo per creare movimenti col bastone! Sono troppo evidenti e grossolani per la difesa, in essi non c'è Taijutsu.


Quando ero presidente del Seinen Botoku, molti artisti marziali erano soliti chiedermi se il Do fosse anche un metodo per nascondere le vere tecniche. Sono sempre stato onesto nel dir loro che il Do è molto differente dal Jutsu e di nessuna utilità salvo quella di imparare la danza del teatro Kabuki (risposta molto ironica del Soke, sopratutto a spiegazione del commento precedente sul Jo-Do. NdT).  Ma qualche volta non potrai trovare un maestro delle vere arti e perciò ti dovrai accontentare dell'insegnante che troverai. Ci sono persone che si danno un certificato Menkyo o più alto ma non è la pergamena che dà l'abilità ma le esperienze passate (!). Così alcune di queste si circondano di persone altolocate e esponenti d'alto rango di arti autentiche per far sembrare migliori le proprie. Questo è sbagliato. Spesso essi usano la forza o dicono di avere poteri speciali per vincere ma perdono comunque, e sopratutto dove è più importante, cioè nel loro cuore.


Ho avuto molti combattimenti con questi cosiddetti maestri, non solo a fatti ma proprio anche a parole. Due di loro mischiarono persino delle tecniche per provare a farle passare per un loro personale stile ma quando io feci notare l'errore essi negarono ogni cosa.


L'allenamento si deve svolgere in qualsiasi momento ed in ogni condizione. Ricordo che la palestra di mio nonno era solitamente illuminata da candele e dovevi usare tutti i tuoi sensi per capire chi fosse entrato e se questi fosse una persona amica oppure no. A volte capitava fossimo pronti per l'allenamento ed che invece lui ci portasse fuori (in inverno), se non si avevano vestiti pesanti si sarebbe morti dal freddo percui era necessario intuirlo in anticipo. Ciò insegna anche coraggio ed audacia. Usate sempre tutti i vostri sensi.


Bisogna allenarsi come il fuoco, alla stessa maniera di come è forgiata la spada, e quando si suda questo è come il raffreddamento nel processo di forgiatura. Devi mantenere una visione allargata anche quando si pratica una data specialità per lungo tempo, se non riesci a vedere altro allora la tua visione diverrà ristretta. Se quando ti alleni pensi al momento di non progredire, allora prova ad aspettare del tempo per vederne I risultati, dopo dieci anni ti accorgerai di aver cambiato idea.


A proposito delle ferite ne ho avute troppe per ricordarle tutte, perchè se dovrai combattere veramente per la tua vita questo è ciò che dovrà inevitabilmente accadere. Vecchie pergamene parlano di kiatsu o poteri che donano la vita ma il mio insegnante Ishitani (Kukishin Yo Ryu) si ammalò gravemente e morì tra le mie braccia. Queste abilità non potevano aiutarlo perchè nessuno ha questo potere, se ti fai male ad un piede od alle mani allora devi solo usare acqua a varie temperature. E poi strofinare sulla pelle erbe medicinali. Se hai forti dolori allora devi sperare fortemente di guarire, perchè il tuo corpo possiede da solo la risposta. Sono gli occhi e le orecchie della divinità. Devi bere molto ed continuare ad allenarti anche se soffri molto. E se non puoi lasciare il tuo letto allora ti allenerai mentalmente, si chiama Sankaku-jutsu.


Alcuni parlano della respirazione ma ti dico che se vuoi a tutti I costi controllare il respiro allora questo non diventerà mai naturale, come quando mangi. Non devi ricordarti di smettere di respirare quando bevi da una tazza. Il respiro è sopratutto la forza vitale del corpo ma ho sentito persone riferirsi ad esso come se fosse la forza principale delle loro tecniche, se è così sono davvero contento per loro! Ma se dovessero mai combattere per tre ore di fila sarebbe bello allora vederli impegnati nel modo di controllare il fiato. Troppa aria offuscherà gli occhi e la mente perciò fate attenzione.


Le otto porte del ninja rappresentano il metodo di allenamento, le ho allenate per oltre 70 anni e questa è la vera via.  


Toshitsugu (Chosui) Takamatsu Sensei


(Credo valga la pena di aggiungere una brevissima nota su ciò a cui conduce lo sviluppo delle 8 abilità pratiche e caratteriali del Ninjutsu:


- l’esplosività dello spirito, la sua ‘espressività caratteriale’ attraverso gli effetti del Kiai Jutsu.

- il combattimento a mani nude con le armi del corpo.

- la ‘moderna’ pratica fisica e mentale della spada.

- l’uso nel combattimento e nell’affinamento dell’allenamento corporeo del taijutsu  di naginata e yari, ed in primis di rokushakubo.

- l’abilità fisica nel lancio di lame e shuriken, od oggetti di varia natura, cioè una estensione mentale delle azioni umane.

- l’uso del fuoco e degli esplosivi (tecniche di distrazione, nel raggiungimento di un obbiettivo posto oltre un confine visibile).

- l’arte dell’inganno o della impersonificazione (nascondere i propri intenti reali per l’ottenimento di un fine superiore).

- gli studi spirituali e religiosi (per quello che concerne noi occidentali Cristiani) e lo sviluppo del proprio livello culturale per una migliore conoscenza delle caratteristiche umane.

Questi concetti sono a complemento delle abilità, porte che attraverso l’allenamento ci permettono anche di vedere in modo migliore gli aspetti concreti dell’animo umano, e che Takamatsu Sensei pone come obbiettivi. Realtà oggettive della propria lunga pratica marziale, associate a tutte le altre tecniche poste a complemento di essa).


Francesco S. - Aprile 2006


In memoria di Toshitsugu Takamatsu (2 Aprile 1972)


Toshitsugu Takamatsu (1889-1972)
Traduzione e commento Francesco S. © Aprile 2006
BUSHIN, BuJutsu Forlì, arti marziali, difesa personale, Francesco Mascaro 
© Bushin Gruppo Foglie Rosse - Momiji Ha Bu Jutsu Forlì 2021  

A differenza del Giappone, in Occidente è stato difficile recuperare le testimonianze marziali del passato. In buona parte possiamo solo immaginarne l’efficacia, di cui comunque non dubitiamo, siano esse riferite al legionario romano od a un soldato di ventura rinascimentale. Il merito di Takamatsu è appunto la testimonianza di una eredità antica, che si perde nei tempi, come lui afferma.